
Ufficio stampa del Quadrato della radio
15 dic 2025
Comunicato Stampa
Italia in controtendenza sul trend europeo della connettività:
più “mobile only” che allacci alla FTTH
Data center e High Performance Computing
nel futuro delle Telco?
Criticità dei territori e accesso a dati certi ostacolano lo
sviluppo: un cambio di passo per rilanciare il Paese
Gli scenari individuati dal Quadrato della Radio
Un appuntamento di primaria importanza, organizzato dall’associazione “Quadrato
della Radio”, s’è concluso il 13 dicembre a Villa Grifone - Pontecchio Marconi, dove
è stato approfondito in modo analitico quanto fatto e quanto ancora resta da fare nel
processo di diffusione della connettività ad alte prestazioni in rapporto ai bandi del PNRR
aggiungendo un’analisi sul nuovo ruolo che potrebbero costruire in questo contesto le
Telco in rapporto a strumenti strategici come i Data Center e l’High Performance Computing.
In una sala gremita dai principali rappresentanti industriali e regolatori del settore, il
convegno del “Quadrato della Radio”, storica associazione che riunisce i più illustri
esponenti del mondo della ricerca e dell’industria nell’ambito delle telecomunicazioni
italiane, sodalizio che quest’anno compie 50 anni, sono state delineate le restanti
criticità nei tre ambiti di sviluppo della connettività, radiografando i piani
“Italia a 1 Giga, 5G Backhauling e Italia 5G” cercando, poi, nel dibattito,
d’individuare gli scenari per superare le difficoltà, approfondendo quindi il ruolo delle
Telco nel campo dei Data Center e dell’High Performance Computing per il
prossimo futuro Lo scenario della diffusione delle connessioni veloci
Sotto analisi in prima battuta il quadro della connessione dei territori Italiani che ancora
evidenziano alcuni ritardi ma anche alcune peculiarità italiane che sono uniche nel
panorama europeo.
I numeri in sintesi:
Secondo i dati diffusi (Infratel Italia), aggiornati a fine novembre 2025, sulla
connessione alle reti ultraveloci, il Piano “Isole Minori” ha visto allacciate 21 realtà
rispetto alle 18 previste con un target raggiunto del 118%. Per il Piano 5g BH si è
arrivati al 96% della copertura, con 863Km2 coperti. Più indietro il Piano Italia 5g D
che è al 77% del suo target, con 368 Km2 raggiunti a fronte di un obbiettivo di 500
Km2 entro giugno 2026. Quasi ultimato il Piano Sanità Connessa con 7.795 strutture
sanitarie raggiunte (il 90%) su 8700 dell’obbiettivo, mentre le sedi scolastiche cablate
sono a oggi 7014 su 9000 ossia il 78%. In questo caso le difficoltà individuate sono
state soprattutto legate alla vetustà di alcuni edifici e ai lavori di ristrutturazione in atto,
che hanno in un qualche modo rallentato un processo ben avviato.
Per il Piano Italia 1 giga, invece, rispetto all’obbiettivo di raggiungere 3,4 milioni di
abitazioni (numeri civici) da collegare si è arrivati a 2,379,648 (circa il 70%). Va però
detto che le indicazioni che arrivano dalla Commissione europea
tendenzialmente rivedranno il target per l’Italia a 2,7 milioni di civici da
collegare, entra la prima metà del 2026, generando così una situazione a oggi,
rispetto al nuovo obbiettivo, di una copertura già realizzata che si attesta all’88%.
In generale le difficoltà nella diffusione della connessione per la fibra, visto il progresso
fino a oggi, sono dovute in parte ai costi d’allacciamento (in rapporto al risultato e
all’attivazione dell’utenza) di località remote nelle aree più periferiche e in parte ad una
significativa resistenza nell’attivazione dei successivi contratti, sulle linee FTTH, laddove
la fibra è stata allacciata: i contratti sono rallentati dalla grande diffusione delle
connessioni “mobile”, che hanno frenato il raggiungimento di alcuni obbiettivi nelle aree
bianche del Piano Italia 5G.
In questo contesto, nonostante i progressi della copertura FTTH e prezzi FTTH molto
concorrenziali rispetto al resto d’Europa, in Italia il take-up rimane insoddisfacente.
Il tasso di adozione dei privati di FTTH è infatti tra i più bassi di tutti i paesi
europei, rimanendo al di sotto del 30%, mentre la media Eu è del 55%.
In Italia, infatti, rimane molto elevato il fenomeno delle Famiglie “Mobile Only”
unico in tutta Eu. Basti pensare che mentre nel nostro Paese le famiglie che utilizzano
solo connessione mobili sono addirittura più del 30% del totale dei connessi, in
Germania sono solo il 5%. Addirittura in Francia, dove le connessioni
ultraveloci via cavo sono diffusissime, tale percentuale, di “mobile only” è pari
a 0, così come in Spagna e in Gran Bretagna. Un fenomeno che pone la nostra
nazione come unica e in controtendenza rispetto al resto d’Europa, una sorta di “mosca
bianca” nella diffusione delle connessioni veloci Altra criticità è stata individuata nello scotto che ancora pagano alcune zone per le diffidenze di natura ambientale e sociale (dimostrate come ingiustificate da diversi studi) sulla realizzazione delle torri radio per il 5G (almeno 2/300 stazioni radio su1200 sono bloccate proprio per l’opposizione delle amministrazioni locali).
Ultima problematica, infine, emersa nell’analisi della realizzazione delle ormai vitali -
per lo sviluppo delle comunità e del Paese - connessioni ad alto potenziale di dati, è
stata la complessa ricostruzione dei dati anagrafici e dei catasti sui territori,
dove ancora oggi esistono registri non aggiornati, non digitalizzati e, in taluni
casi, non corrispondenti alla reale composizione territoriale. Ciò, ad esempio, ha
causato un disallineamento significativo tra il cablaggio possibile e quello realizzato
soprattutto nelle aree cosiddette “super bianche” e non solo in quelle “grigie”.
Gli scenari
Il PNRR, in sostanza, ha messo in moto il più grande piano d’infrastrutturazione digitale
della storia italiana: Italia a 1 Giga, 5G Backhauling e Italia 5G, non sono stati e
non sono più solo progetti, ma condizioni abilitanti per qualsiasi filiera industriale
avanzata. Ciò anche se il contesto suggerisce di andare verso una connessione
ragionata “laddove veramente serve” piuttosto che inseguire una rincorsa alla copertura
totale, anche difficile da realizzare fino in fondo, anche per i problemi legati alla
complessa a sfaccettata realtà edilizia italiana. Altra riflessione dunque è stata: “ll
Paese sarà in grado di sostenere la transizione industriale ed energetica dei
prossimi 10 anni?”.
Dopo i saluti introduttivi di Giulia Fortunato, Presidente della Fondazione Marconi e di
Umberto de Julio, Presidente de Il Quadrato della Radio, il Direttore Generale di
Infratel, Paolo Lazzaro ha aperto una tavola rotonda dal titolo “Stato di sviluppo dei
bandi PNRR sulla connettività pubblica: Italia a 1 Giga, 5G Backhauling, Italia 5G”
la quale è stata moderata dal Professor Maurizio Dècina, del Politecnico di Milano.
Nel dibattito, che ha visto tra i protagonisti Francesco Castelli, Responsabile
Regulatory Analysis di FiberCop, Ermanno Nardone, Regulatory Affairs Officer di Tim,
Francesco Nonno, Regulatory and European Affairs Director di Open Fiber, Andrea
Mondo, Chief Technical Officer di Inwit e Massimo Pollini, Head of Mobile Network di
Fastweb, sono stati delineati gli scenari della complessa diffusione della connettività
pubblica.
“Riunire i punti di riferimento nazionali per un’analisi accurata che permetta di tracciare
il futuro dell’innovazione delle Telco e lo sviluppo delle connessioni ad alto potenziale
nel nostro Paese – ha sottolineato il Presidente del Quadrato della Radio, Umberto De
Julio – è chiaramente una delle funzioni primarie della nostra associazione, che si pone
a servizio dello sviluppo, delle aziende, dei territori e del Paese. Ringrazio i soci e tutta
la struttura organizzativa per il loro consueto impiego di risorse ed energie nella riuscita
di quest’evento”.
Data center, High Performance Computing e il nuovo ruolo delle Telco
I lavori del convegno sono proseguiti, nel pomeriggio, con un dettagliato e interessante
focus sul “Ruolo delle telco in due industrie fondamentali della filiera digitale:
Data center e high performance computing”, che ha visto una relazione
introduttiva del Professor Maurizio Dècina e di Luca Cardone di Astrid.
Il dibattito, moderato da Antonio Perrucci della Fondazione Astrid, ha fornito un
quadro puntuale dello stato di salute delle due industrie e delle loro prospettive,
evidenziandone il carattere strategico per l’evoluzione delle Telco. A partire dalla
relazione introduttiva, sono stati approfonditi gli aspetti tecnologici ed infrastrutturali,
d’impatto industriale e sulle risorse energetiche, regolatori, successivamente arricchiti
dalle testimonianze dei protagonisti del settore, che hanno condiviso le loro esperienze
e i possibili scenari.
È emerso come nel nostro Paese lo stato attuale delle due industrie e le loro prospettive
presentino qualche elemento di differenza. Per il supercalcolo (HPC), siamo
indubbiamente all’avanguardia nel contesto europeo ed anche le prospettive
sono promettenti (da settembre, è attiva al Tecnopolo di Bologna una AI factory, e
l’Italia è in corsa per una delle 5 Gigafactory promosse e co-finanziate dalla
Commissione europea).
Per quanto riguarda i data center, si registrano molte iniziative e progetti di
investimento, ma debbono essere affrontati e risolti problemi legati
all’approvvigionamento di energia ed acqua, alla semplificazione delle
procedure di autorizzazione, alla stessa regolazione del settore su cui il Governo
ha presentato un Piano strategico, nonché ad un fenomeno di “sovraffollamento” di
talune aree.
In questo scenario, per le Telco si presentano importanti opportunità di svolgere un
nuovo ruolo da protagonisti, con una evoluzione verso il modello TechCo, per divenire
una sorta di fabbriche di potenza digitale.
La partita dello sviluppo, infatti, non sarà più giocata unicamente sulla rete (come in
molti fino a qualche anno fa potevano ipotizzare), ma su chi controlla e abilita la capacità
computazionale. Questo perché i data center e l’HPC sono infrastrutture critiche che
sostengono lo sviluppo di: Intelligenza artificiale, Servizi pubblici digitali, Difesa
cibernetica, Industria 4.0, Cloud nazionali e sovrani. In questo contesto, le Telco,
potrebbero dover prendere coscienza di non esser più solo semplici
“trasportatori qualificati di bit” ma nuovi attori che possono decidere dove
nasce, si elabora e rimane il reale valore dei dati. In sostanza, l’Italia si troverà
davanti ad un bivio industriale: o gioca da protagonista la partita dei data
center e del supercalcolo, avvalendosi dell’apporto di competenze e tecnologie
digitali in possesso delle Telco, oppure rischia di diventare un semplice
“mercato” per le grandi piattaforme internazionali, perdendo così la sovranità
digitale – a cominciare da quella sui dati - e quindi gran parte del valore
aggiunto dell’ecosistema digitale.
La questione è stata approfondita degli interventi di Oscar Cicchetti, Presidente INWIT,
Daniele Franceschini, Head of Technology Innovation and Decommissioning di
FiberCop, Maurizio Goretti, CEO di Namex, Emanuele Iannetti, CEO del Polo
Strategico Nazionale, di Roberto Mazzilli, Head of IT & Security Compliance -
Executive Vice President di TIM, Stefano Pileri, COO di Maticmind, Federico Protto,
CEO di Cellnex, Andrea Rangone, professore di Digital Business e Entrepreneurship al
Politecnico di Milano, Ruggero Slongo, CTO di Retelit e di Giorgio Tosi Beleffi,
Dirigente del MIMIT.
Nell’ambito dell’evento è stato anche presentato il libro “50 anni di digitalizzazione
– Tecnologie, applicazioni, economia, società, etica e guerra ibrida”, edito da
Montabone Editore, realizzato da Salvatore Improta, un “quaderno” approfondito e
tecnico ma in forma narrativa che raccoglie anche alcuni spunti dei passati eventi del
Quadrato della Radio, con i contributi di Maurizio Dècina, Stefano Pileri, Sandor
Dionisi, Francesco Saracco, Mauro Olivieri, Cosmo Colavito, Luca Tomassini,
Achille De Tommaso e Alessandro Mantini che hanno approfondito ognuno una
sezione del volume.
